I pensieri come le rondini

Arrivano all’improvviso. I pensieri intendo. I pensieri di quelle sere in cui chiudi la porta al mondo, all’umanità. Ed è lì che li trovi, pronti ad aspettarti con il loro carico di significato e di emozioni.

Basta una canzone, una di quelle che ti trafiggono e ti mettono in pace proprio con quel mondo che il giorno dopo è ancora lì a salutarti.
“…E con la polvere dei sogni volare. Al fresco delle stelle anche più in là.
Sogni, nel mare dei sogni. Vorrei girare il cielo come le rondini…E come loro quando è la sera chiudere gli occhi, con semplicità…”

La vita che accade

Sei mesi dal mio ultimo post. Tanti.
Ma la vita a volte regala esperienze che destabilizzano l’animo e la quotidianità stessa. Disorientano, confondono. E bisogna aspettare un po’ di tempo prima di accorgersi che anche nell’instabilità delle cose è possibile trovare il giusto equilibrio.
E dopo tutto questo tempo, mi vien da pensare che alla fine ho viaggiato più in tutti questi mesi che in tanti anni in giro per il mondo.
Le cose accadono e ti segnano. E quel segno non è nient’altro che “la vita che accade”. La vita  che di solito ti sfiora perchè accade agli altri, quella che pensi essere sempre lontana da te, quella che non scegli ma che poi accetti con maturità.
Ed in questo mio ritorno su Viaggio In Progress, torno con occhi nuovi, con uno spirito nuovo alla vita.
E nel farlo, vorrei condividere con voi un progetto che è l’emblema di un viaggio, di un viaggio personale ed intimo. Forse anche vicino al mio concetto di vita che accade.
Quello di Giovanni Cocco, un fotografo italiano, oltre che amico, che da qualche giorno ha lanciato una campagna di crowdfunding per il suo (premiato) progetto fotografico “MONIA”. Un lavoro a lungo termine sulla vita di sua sorella e sulla sua stessa vita.

“Vorrei che le mie foto portino Monia in tutti i posti dove non può andare. E vorrei che chi guarda possa entrare per un momento nel suo universo”

Vi invito a guardare alcuni dei suoi momenti (e se volete a sostenerlo anche con 5 euro). Perché l’arte in Italia va incentivata, resa accessibile, condivisa.
Qui la piattaforma di crowdfunding http://www.kisskissbankbank.com/monia.

Buona visione e ben ritrovati.

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NOTE di viaggio – Gustav Mahler 

Quasi certamente in pochissimi ascolteranno questi 10 minuti di movimento.
Ma credetemi, sarebbe un peccato. Perchè è l’unico modo per capire cosa sia davvero l’Arte. Quell’arte imperitura che solo pochi eletti hanno la possibilità di creare.
Un dono concesso a pochi nella storia, e che solo le anime tormentate possono regalarci.
Mahler lo scrisse nei primi del 900. Archi e arpa. Ci rimise mano tre, quattro, cinque, sei volte. Mai contento. Sempre insoddisfatto.
Chissà se alla sesta volta capì di aver creato quella che per me è la perfezione. Forse no.
Siamo piccoli. Infinitamente piccoli. Troppi ormai a rincorrere ogni giorno una piccola gloria individuale per ritenersi artisti.
Quando la storia di un uomo, con i suoi tormenti, le sue tensioni, il suo genio, ci si incolla addosso a distanza di più di 100 anni, vuol dire che quell’uomo ha creato la bellezza.
Sinfonia n. 5 in do diesis minore “Adagietto”: un monumento a tutto questo.
E’ Arte al servizio della bellezza.

Massive Attack – Teardrop

Bristol, una delle città inglesi musicalmente più in fermento.
Qui, negli anni Novanta, esplode un nuovo genere, dirompente, innovativo, tangibile a qualsiasi timpano.
Una vera e propria identità musicale che ha caratterizzato Bristol e, subito dopo, tutto il panorama mondiale musicale, il trip-hop.
A farsi da ambasciatori di questo nuovo modo di fare musica “underground” sono i Massive Attack che poco dopo arrivano alla cosiddetta “dark-wave” con uno tra gli album più conosciuti: Mezzanine.
E’ con Teardrop che secondo me i suoni dark raggiungono il loro massimo splendore, alterando il battito cardiaco, quasi a omologarlo alle pulsazioni cardiache di inizio brano.
Ecco un nuova NOTA di viaggio.

..Teardrop on the fire, fearless on my breath… / .. Lacrima sul fuoco, intrepida nel mio sussurro..

Lucio Dalla – Com’è profondo il mare

Le mie NOTE di viaggio oggi le dedico a Lucio Dalla.
Al mondo visionario, irrequieto, riflessivo, intenso, di Lucio Dalla.
Canzoni rimaste nella storia della musica. Parole rimaste nella storia della musica. Parole rimaste nella storia delle parole.
Questa che pubblico è “Come è profondo il mare”, una tra le mie canzoni preferite.
Contenuta nell’album omonimo del 1977 “Com’è profondo il mare”. E qui, navigando in una specie di mare di fuoco, di viaggi insieme ne possiamo fare tanti.

“…Con la forza di un ricatto L’uomo diventò qualcuno Resuscitò anche i morti Spalancò prigioni Bloccò sei treni Con relativi vagoni Innalzò per un attimo il povero Ad un ruolo difficile da mantenere Poi lo lasciò cadere A piangere e a urlare Solo in mezzo al mare Com’è profondo il mare…”.

Chambao – Playa de Barbate

Non pubblicavo un post musicale da tempo. Le mie famose NOTE di Viaggio.
Senza alcun motivo specifico in realtà.
Poi ieri sera, ripescando un cd che non ascoltavo da 5-6 anni credo, ho pensato fosse il momento di rifarlo. Ispirata.
Il cd in questione è Flamenco Chill. Non fatevi ingannare dal titolo. Non si tratta della solita musica lounge da aperitivo, ma di una commistione di suoni andalusi e chill-out appunto.
L’invenzione di un gruppo andaluso, i Chambao, che ne primi anni del 2000 lanciarono questo loro primo album.
Una mescolanza di note andaluse, gitane, con i suoni dell’elettronica. Otto loro brani misti a canzoni di altri autori che li hanno ispirati.

Se vi ho incuriositi ascoltate questo pezzo. Poi mi direte.

Neil Young – Harvest moon

Manca la luna questa notte. E’ stanca. Brilla e affascina una parte di mondo che però non è davanti ai miei occhi.
Tutto è tranquillo, ma manca lei. Ed ecco quindi il momento perfetto per ascoltare una ballata dai tratti tormentati, romantici e dai suoni notturni. “Harvest Moon” di Neil Young. Un concentrato di note morbide in uno stile country rock inconfondibile…

..But there’s a full moon risin’
Let’s go dancin’ in the light
We know where the music’s playin’

Let’s go out and feel the night

Jimmy Somerville – Small town boy

Ed eccolo qui. Un cult degli anni ’80 che amo profondamente. Una canzone che, onnipresente nel mio iPod, ascolto sempre volentieri quando guido. I finestrini aperti, le gallerie buie con le macchine che sfrecciano si prestano come location perfetta per questa canzone. Un inno all’omosessualità in realtà. Un brano che tocca con sensibilità le difficoltà del mondo gay, l’omofobia. Il falsetto di  Jimmy Somerville è inconfondibile. Io fossi in voi alzerei il volume… 🙂

“…The wind and the rain on a sad and lonely face…”

E nel cercare su youtube questa clip ho trovato un  video fantastico girato a Berlino. Un musicista di strada, che cantava proprio Small town boy, si è ritrovato per caso a duettare proprio con Somerville… e il suo cane. http://video.repubblica.it/mondo/berlino-il-busker-fortunato-duetta-con-jimmy-somerville/145510/144032

 

Londra: come arrivare a Battersea

Ricordate la copertina dell’album Animals dei Pink Floyd?L’album in cui il gruppo gridava alle condizioni sociali  in cui versava il Paese in quel periodo. E ricordate quelle alte ciminiere di una fabbrica sorvolata da un maiale rosa?Riferimento alla canzone Pigs on the Wing, contenuta nell’album, e che caratterizzerà molti dei concerti dei Pink Floyd. Beh, quella fabbrica è reale, ha un nome: la Battersea Power Station di Londra. A chi non l’avesse mai vista da vicino consiglio di vederla. Seppur dismessa e impraticabile, la ex centrale elettrica continua ad esercitare grande fascino ed è interessante arrivarle proprio vicino, quasi ad essere risucchiati dalle sue ciminiere. Così come piacevole è andare a fotografarla dall’altro lato del Tamigi.
Come arrivare?Semplice!
Da Victoria Station (dove probabilmente sarete arrivati in metro) prendete la national railway Southern Service, direzione Caterham (il biglietto è lo stesso della metro).
Scendete alla prima fermata: Battersea park. Partendo da Victoria station vi consiglio di sedervi sul lato sinistro perchè la vista, qualora riusciate a svegliarvi presto la mattina, è impagabile se amati gli scorci industriali e forse anche un po’ spettrali.
Arrivati alla stazione, scendete le scale, uscite e girate a destra, direzione Chelsea Bridge, da cui si gode di un bel panorama. Attraversato il ponte…a voi il resto.IMG_2571IMG_2573

Musica manouche – Trois Satyres

Ci sono cose che meritano sempre di essere recensite. Se si tratta di musica poi ancora meglio. E se poi a farla sono giovani gruppi emergenti, e per di più bravi, allora la recensione si fa più meritata. La musica va supportata sempre. Pubblico quindi questa piccola registrazione (fatta con l’iPhone) di un gruppo di musica manouche ascoltato a Roma, i Trois Satyres. Una sorta di via di mezzo tra il jazz e la musica gitana.
Non li conoscevo, poi ho ascoltato questo loro concerto in un locale di San Lorenzo (per chi non fosse di Roma San Lorenzo è un quartiere) ed è bastato poco per decidere di dedicargli un post nel mio blog. Perchè, in fondo, anche questo è viaggiare e scoprire.
Qui la versione manouche di uno dei brani del film cult Pulp Fiction.

Red Hot Chili Peppers & Tinariwen

Un connubio incredibile!Alcuni componenti dei Red Hot Chili Peppers con i Tinariwen, musicisti del Mali, scoperti qualche mese fa mentre cercavo musica con influenze sahariane.
Ne è uscito questo brano ripreso durante un concerto a Los Angeles che avrei senza dubbio voluto vedere.

The Velvet Underground – Sunday morning

Un gruppo che ha davvero lasciato il segno nella storia del rock. Siamo tra gli anni ’60 e ’70 e Lou Reed, insieme ad altri tre grandi musicisti, dà vita ai Velvet Underground a New York. La loro musica è più che underground, così come gli ambienti in cui suonano. L’incontro poi con un fan d’eccezione, Andy Warhol, è decisivo così come l’ingresso di Nico nel gruppo. Quasi tutti, comunque, ricordiamo una delle cover più famose della loro storia musicale, se non dell’intera storia della musica, quella con la banana gialla disegnata proprio dal re della pop art, Warhol.

Pensando a domani mattina…
“Watch out, the world’s behind you, There’s always someone around you who will call”

Sting – It’s probably me (feat. Eric Clapton)

L’ultima volta ho fatto una promessa a Beatrice Blackbird (che aveva “indovinato l’indovinello”): le avrei dedicato il prossimo post dedicato alle NOTE di viaggio. E questa sera, in realtà, dedico questo pezzo che ho da anni nell’iPod anche a Biobioncino, al quale avevo anticipato di questa canzone di Sting, con Eric Clapton alla chitarra.
E’ It’s probably me.

Bjork – Big time sensuality

E pensare che fino a qualche anno fa la sua musica la trovavo poco ascoltabile. Alcuni suoi pezzi mi mettevano ansia. Ultimamente l’ho scoperta meglio. Ci sono dei pezzi di Bjork ineguagliabili. Che ti fanno letteralmente venir voglia di muoverti. Come Big time sensuality.

Portishead – Roads

Una voce inconfondibile, romantica e graffiante, quella della cantante dei Portishead.
Chi mi legge un po’ più frequentemente sa quanto io possa essere legata alla categoria “NOTE di viaggio”. Adoro questo pezzo dell’album Dummy e non è difficile iniziare a viaggiare con la mente…

Depeche Mode – Should be higher

Et voilà!E’ il primo settembre ed è il giorno che segna la fine delle mie vacanze, il ritorno (domani) non solo a lavoro ma anche su viaggioinprogress che, lo ammetto, un po’ mi è mancato. Ma mi sono disintossicata letteralmente dal mondo digitale per “vivermi” e godermi i miei spazi e i miei spostamenti. E ho deciso di riaffacciarmi con delle note di viaggio, con uno dei miei gruppi preferiti, i Depeche Mode ed un pezzo del loro ultimo album (che definirei introspettivo), “Should be higher”.
Buon ascolto a tutti.