Il paese dei balocchi

A volte si finisce col pensare (erroneamente) che in alcuni paesi, soprattutto in quelli caratterizzati da tensioni e ostilità, lo svago non sia possibile. Questo reportage fotografico di Anoek Steketee, chiamato Dream city e trovato su Il Post, ci fa scoprire il contrario.
Spesso il divertimento non tiene conto della geografia anche se, inevitabilmente, quest’ultima finisce con l’influenzarlo.
La distrazione, l’evasione sono esigenze di ogni essere umano. http://www.ilpost.it/2013/03/29/anoek-steketee/

© Anoek Steketee, Dream City, Iraq

© Anoek Steketee, Dream City, Iraq

 

Ibrahim e i suoi fratelli

Dopo il mio reportage sociale sulla sclerosi multipla, vorrei condividere questa volta il  lavoro di un mio caro amico, Vincenzo Pisani. Un lavoro che mi ha rapita fin dai suoi primi scatti. Sono certa che vi entrerà dritto nel cuore…e nella mente.

IL PROGETTO
Immaginate una grande città, una capitale europea, ricca di chiese e monumenti conosciuti in tutto il mondo. Ora visualizzate un quartiere borghese, in cui sorgono residenze nobiliari e ambasciate. Ora immaginate un buco nero nel mezzo di quest’idillio.
Pensate ad un Paese africano che vive una sanguinosa guerra civile dal 1991. Immaginate che le ambasciate di questo Paese, travolto da anni di conflitti e carestie, siano state abbandonate dalle loro missioni diplomatiche. E ora tornate con la mente a quella città europea e visualizzate un edificio nobiliare in rovina, occupato da 150 profughi.
Provate ad immaginare un luogo senza elettricità, acqua calda, gas, ratti e insetti ovunque, pareti umide, pavimenti e soffitti in rovina. Pensate a persone disperate, che vivono in condizioni disumane, senza diritti, cibo, assistenza, sostegno. Fermate l’immaginazione e andate a Roma, nel quartiere Trieste, in Via dei Villini. E’ lì che sorgeva l’ex Ambasciata Somala in Italia. E’ qui che ha vissuto, per più di 1 anno, Mohamed Ibrahim, 29 anni, fuggito dalla Somalia per scampare all’arruolamento forzato negli squadroni dei Signori della Guerra.
La parola ad Ibrahim “La mia storia è la somma di tante emergenze: la fuga da un Paese in guerra, la difficile condizione di profugo in un’Italia che ti accoglie per poi abbandonarti a te stesso, l’indigenza, la fatica ad integrarsi, a superare i pregiudizi. Eppure la mia è anche una storia di pazienza, coraggio e fiducia, nelle persone e nel domani”.

Sclerosi Multipla. La vita che accade

Eugenio e Maria. Due persone diverse, due vite ed esperienze difformi, un unico male: la sclerosi multipla. “La vita che accade” è il mio viaggio e reportage fotografico dedicato alla quotidianità, alla difficoltà di vivere e convivere con una malattia imprevedibile ed invalidante, ma anche un racconto che vuole trasmettere la grande forza d’animo, i sentimenti e il desiderio di non abbattersi mai.

IL PROGETTO
“La vita che accade” è un reportage che nasce quasi come una sfida: raccontare una realtà, non conosciuta a molti, dagli occhi di chi quella malattia la “respira” ogni giorno, perché ce l’ha accanto. I reportage mirano sempre a testimoniare, denunciare, raccontare, informare gli altri di una determinata realtà o situazione.
Questo lavoro nasce per provare ad affrontare da vicino una malattia, la sclerosi multipla, spesso inosservata a molti e che frequentemente, quando colpisce un tuo caro, finisci con il rifiutare, con il non accettare.
Per questo ho deciso di scontrarmi e, nello stesso tempo, abbracciare questa malattia, per consentire agli altri di capire quanto la sofferenza per una malattia, psicologica o fisica che sia, possa invece fare da volano ad una grande dignità, forza e voglia di vivere.

Ma cos’è la sclerosi multipla?
La sclerosi multipla (SM) è una malattia dovuta all’infiammazione cronica e alla distruzione selettiva della mielina del sistema nervoso centrale, ovvero della sostanza che riveste i nervi e che consente la trasmissione veloce degli impulsi.
Le cause sono ancora in parte sconosciute e, nonostante i passi avanti compiuti dalla ricerca, non esiste ancora una cura definitiva per la sclerosi multipla, malattia spesso progressivamente invalidante e, soprattutto, variabile da persona a persona.
Oggi sono stati individuati diversi trattamenti che possono ridurre l’incidenza e la severità degli attacchi e, quindi, in grado di modificare favorevolmente il decorso della malattia in buona parte dei casi, consentendo alle persone affette da sclerosi multipla di condurre una vita per quanto possibile normale.

Alzate un po’ il volume. Il video contiene non solo immagini ma anche audio e musiche.

Marocco: un Paese sotto pelle 2

Nella medina di Fes ci si ritrova catapultati in un passato mai vissuto. Una realtà che sa di antico, quasi di primitivo. Basta entrare in uno dei negozi del souk che vendono babouches, borse, cuscini, tutto rigorosamente in pelle ovviamente, nell’area di Showara e, dopo aver ricevuto delle foglie di menta, ci si ritrova accompagnati fino alle loro terrazze, ad osservare dall’alto le diverse fasi della lavorazione e della coloritura delle pelli. Un lavoro in cui la tradizione non ha mai smesso di essere tramandata e dove tutto avviene manualmente.
Come già anticipato nel primo post, quello che caratterizza ogni momento della visita ad una conceria marocchina, come ad esempio a quelle di Fez, è un ciuffetto di menta sotto al naso perché l’odore è davvero forte e nauseante (in particolare in alcuni momenti della giornata, quando il lavoro è più intenso).IMG_0813modIMG_0802mod

L’originalità della lavorazione delle pelli sembra non essere cambiata come forse, purtroppo, anche le condizioni igieniche di chi le lavoraIMG_0798modIMG_0801mod

Marocco: un Paese sotto pelle 1

Le concerie di Fez, in Marocco, sono un’esperienza sensoriale. Un mondo di incantesimi di colore, come la tavolozza di un pittore, un mondo di odori pungenti e fin troppo penetranti, un mondo di lavoratori che, consapevoli di essere protagonisti di uno spettacolo quotidiano, lavorano in silenzio con il corpo immerso nelle vasche.
Famose in tutto il mondo, quella di Showara è in realtà la conceria forse più conosciuta. Suddivisa in due parti, una con le vasche bianche, con ammoniaca per trattare le pelli grezze, ed un’altra con le vasche colorate per tingere le pelli. Una volta ammorbidite e colorate le si stendono al sole.