Vivere Essaouira

Essaouira era lì che mi aspettava, da 4 anni, la mia ultima volta in Marocco. Ora che l’ho vista so che non la dimenticherò mai. Anche questa città mi rimarrà sotto pelle (vedi post Marocco: un paese sotto pelle). La decadenza dei palazzi corrosi dal tempo, dal vento, dal sole. La brezza marina che regala una foschia inaspettata. I profumi delle essenze tra le vie della medina e gli odori pungenti, a volte stomachevoli, vicino al porto. Il turismo occidentale e marocchino che si mescolano perfettamente. I grandi gabbiani padroni della città che catturano subito lo sguardo. Il pesce onnipresente in ogni vicolo, per terra, su bancarelle, nelle buste, nei piatti, tra le grinfie di gatti “sgarrupati” anche loro. E’ Essaouira.
Troppa roba e troppe sensazioni da dover sradicare dagli occhi e dalla mente per descriverla. Ecco quindi quello che mi riesce meglio, aprirvi una finestra. Farvela vedere attraverso i miei occhi.

Consigli: per dormire Riad Chbanate (cui dedicherò una recensione a parte), in piena medina; per cena il ristorante Les Alizes Mogador; per un pranzo veloce e molto informale i chioschetti non lontano dal porto. Noi abbiamo provato il chioschetto n.11. Andate tranquilli, basta evitare ghiaccio e insalata e mangerete del buon pesce fresco alla griglia.IMG_1809mod2IMG_1842mod copiaIMG_1945modIMG_1883mod

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I musulmani e la preghiera

E’ interessante osservare i musulmani pochi istanti prima della preghiera.
La devozione, l’impegno, la fedeltà.
Per loro la preghiera (5 volte al giorno) rappresenta uno dei pilastri fondamentali su cui si fonda l’Islam. E nonostante i musulmani possano pregare in qualsiasi posto – per strada, in ufficio, in casa – nulla è più affascinante dell’osservare gli attimi che precedono quel momento importante della giornata, prima di entrare in una moschea.
Sono lì insieme, per condividere un momento che li accomuna.
E quando sei per le strade e, d’un tratto, attraverso i minareti delle città, la voce dei Muezzin richiama i fedeli alla preghiera, non puoi non rimanere paralizzato.

Istanbul, 2009

Istanbul, 2009

Quante sono le Chinatown?

Quante Chinatown esisteranno al di fuori della Cina?
Quale sarà la Chinatown più antica e quale la più recente? Forse quasi tutti noi ci siamo ritrovati almeno una volta nella vita in queste “città cinesi”.
L’anno scorso mi è capitato di visitare una delle Chinatown più antiche, quella di Bangkok, nel quartiere di Samphanthawong (raggiungibile tranquillamente con autobus o a piedi, dopo essere sbarcati dal fiume Chao Praya). L’ho visitata ad aprile, uno dei periodi più umidi dell’anno (credetemi, quasi insopportabile), durante il periodo del songkran, il capodanno buddista.
Un groviglio di viuzze, di odori pungenti, negozi stipati e rumori assordanti.
Chinatown a Bangkok è un’esperienza che oserei definire sensoriale. Come anticipato nel post “E finalmente Bangkok…” questo quartiere è l’acme del caos.
Rendersi conto di essere in un angolo cinese nel cuore della capitale della Thailandia è un po’ singolare per chi come me non aveva mai visitato il sud est asiatico. Quello che invece è meno singolare è lo stupore che ha suscitato… mi sono sentita magnificamente spaesata. Perdersi nelle sue vie e nei suoi innumerevoli angoli di mercati è quanto di più divertente e confusionario possa capitarvi.
Dimenticavo, rassegnatevi, i clacson e lo smog vi entreranno fin sotto la pelle.

Consiglio: se avete tempo, non negatevi un foot massage nei piccoli centri estetici/centri massaggi che trovate un po’ ovunque in questo quartiere!!Bastano 30 minuti (e circa 4-5 euro) di massaggio ai piedi per affrontare altri chilometri di cammino._MG_8910mod

Amata Siria, amata Damasco

Nizar Qabbani, siriano, considerato uno dei più grandi poeti arabi, scriveva della mia adorata Damasco: “Non so scrivere su Damasco senza che si intrecci il gelsomino sulle mie dita. Non so pronunciare il suo nome senza che sulla mia bocca si addensi il nettare dell’albicocca, del melograno, della mora e del cotogno. Non so ricordarla senza che si posino su un muretto della memoria mille colombe… e mille colombe volano.”
Io non riesco a non sentire la mancanza di questa terra e il desiderio di rivederla presto.
Questa è la Moschea degli Omayyadi durante il Ramadan nel 2011, non semplicemente un luogo di culto di Damasco, ma una delle più affascinanti moschee al mondo._MG_5326mod

Vita desertica

Alcuni pensano che il deserto pre-sahariano sia solo una distesa di sabbia infinita. Nulla invece di più sbagliato. Scendendo da Rissani (vedi post Marocco: alle porte del deserto), prima di arrivare a Merzouga, frontiera dell’Erg marocchino, questa parte desertica del Paese è rocciosa e brulla. La natura sembra volerti preparare alla sabbia, ti lascia la sensazione di volersi protendere verso il deserto. Ed è qui che si scoprono semplici case e una vita genuina e quasi antica.
Un giro in 4×4 è da fare, non semplicemente sulle dune ma anche, e soprattutto, in quelle parti meno battute dove si possono ammirare da vicino alcune case berbere e la vita di chi conosce i segreti del vicino deserto.
Piccolo consiglio “tecnico”. Se fate un giro in jeep con i finestrini aperti, a luglio o agosto, ricordatevi di bere molto!Sempre un banale e scontato consiglio ma con il divertimento e il vento tra i capelli non ci si accorge del notevole effetto disidratante del caldo, con successivi rischi di colpi di calore (da non confondere con i colpi di sole).

…Chissà mai perché elargisco questa tipologia di consigli…IMG_1211modIMG_1181mod

Marocco: alle porte del deserto

Proseguendo verso sud est, sempre lungo il tragitto in macchina di cui ho scritto nei post “marocchini” precedenti, da Fez verso Merzouga (il piccolo villaggio distante una cinquantina di km da Erfoud, ai piedi dell’Erg Chebbi, il vero erg sahariano del Marocco) ci siamo fermati al villaggio di Rissani.
Mi avevano descritto questo paese come terrificante, per via degli stuoli di marocchini che vi si presentano appena arrivate. Probabilmente, se viaggiate da soli, potrebbe essere semplice imbattersi in un’esperienza del genere, spesso frequente in alcuni paesi africani o arabi. Ma noi eravamo accompagnati da un marocchino e non ho provato la stessa sensazione, anzi.
Rissani potrebbe sembrare solo una “terra di passaggio” per arrivare alle dune di Merzouga, quasi una terra di nessuno a dire il vero. In realtà questo villaggio merita una breve visita, proprio per essere un punto di passaggio per beduini e berberi che poi proseguono il loro cammino verso il Sahara.
Un villaggio autentico, forse il Marocco che cercavo e che, d’impatto, mi ha fatto sentire quasi a disagio e fuori luogo.Tale però è stato il desiderio di scoprire un angolo “vero” di questo Paese che ho lasciato alle spalle qualsiasi sensazione negativa, dando spazio solo ad una rispettosa curiosità.
Abbiamo fatto un giro nel souk: date uno sguardo alle bancarelle dedicate ai medicinali e alle erbe e al mercato degli animali.IMG_1117modIMG_1120modIMG_1118mod

La Siria che ho amato part 3

Il colore del deserto che si riflette sull’antichità, su una città morta. Morta nella storia, ma non nel fascino che continua ad esercitare su tutti quelli che hanno avuto la possibilità di vederla. Un patrimonio che compare improvvisamente dal nulla, dopo poco più di due ore circa da Damasco, manifestandosi nella sua imponenza e maestosità (vedi post precedente).
Solo l’idea che l’Eufrate si trovi a qualche centinaio di chilometri mi fa venire la pelle d’oca.
Una città che è stata il fulcro delle attività commerciali tra Oriente e Occidente, distrutta prima da un incendio e poi da un terremoto, e che oggi conserva strade colonnate, archi, tombe a torre, anfiteatri.

Dopo aver visitato le principali rovine di Palmira (vedi La Siria che ho amato part 2), riprendendo la macchina per pochissimi km (il sole era troppo forte per farlo a piedi e la temperatura di quasi 47°) si arriva alla necropoli di Palmira.
Un paesaggio affascinante con tombe ipogee, scavate nella terra o a torre. Per me la più suggestiva è stata sicuramente quella di Elahbel che presenta bellissimi bassorilievi.

Cara Siria, spero un giorno di poterti rivedere nel tuo splendore, quello splendore che ora lascia spazio solo a vergognose atrocità._MG_5517mod_MG_5509mod_MG_5512mod

Lago Vittoria?No, la nostra Italia

Quando mi si è presentata questa immagine ho creduto, per un attimo, di essere in Africa. In uno di quei paesaggi da catalogo o da National Geographic che spesso ci capita di vedere. Nulla invece di più chilometricamente lontano.
Siamo infatti in Italia. Nel nostro Paese, che forse troppo spesso finiamo con il non osservare perché è troppo più semplice e frequente rimanere incantati da ciò che è lontano, sia dagli occhi sia dalla cultura.
E’ il lago di Bracciano, un lago di origine vulcanica situato a circa 50 km da Roma.
Un tranquillo e piacevole paesaggio “nostrano”, uno di quegli inaspettati angoli d’Italia che spesso capita di conoscere durante un week end fuori porta.

Il lago di Bracciano è un lago dove non è consentita la navigazione a motore ed è un’area dichiarata Parco Regionale.DSCN0513mod

Scorci inediti di Parigi

Quanti hanno visitato Parigi almeno una volta nella vita?Quanti sono stati colpiti da quella sagoma bianca e luminosa che risplende e padroneggia sulla città dalla collina di Montmartre, la basilica del Sacro Cuore? E quanti sono stati catturati da quello che è possibile trovare ai suoi piedi?
E’ a questa terza domanda che mi piacerebbe trovare risposta. Ho visto Parigi diverse volte (e devo ammettere che Montmartre non è tra i miei quartieri preferiti) ma l’anno scorso, in una fredda e uggiosa giornata di gennaio, sono rimasta incantata da un’immagine. Guardavo e riguardavo la giostra di cavalli posizionata ai piedi della scalinata del Sacro Cuore. Ho iniziato a scattare, quasi sentissi a pelle che ero vicina ad un momento e ad una scena che mi si era presentata prima nel cervello. Scattavo e aspettavo. D’un tratto un senza tetto si è presentato davanti alla giostra e ha iniziato a lanciare delle molliche di pane agli uccelli. Si è fermato e d’un tratto sembrava immerso nei suoi pensieri. Ed è in quel preciso momento che ho capito che l’immagine di Parigi che avevo in testa era quella. L’immagine carica di malinconia e grazia che solo questa città riesce a darti.

E voi avete scorci e angoli inediti di Parigi, al di fuori dei classici circuiti turistici, da consigliarmi?Le carrousel_mod
Consiglio: dopo aver percorso la lunga scalinata (quasi 300 scalini) e aver visitato la basilica, consiglio di proseguire per Place du Tertre (una tappa turistica quasi obbligata). Se potete però, visitatela in primissima mattinata. Già dalle 11 in poi la piazza si riempie di ritrattisti, bancarelle dozzinali e turisti perdendo qualsiasi fascino.
Fate un giro poi nelle viuzze di questo quartiere: Rue des Abbesses, rue St Rustique, rue Lepic etc…

La Siria che ho amato part 2

E dopo avervi accompagnato per le strade di Damasco, nel primo post La Siria che ho amato part 1, ci spostiamo a circa 200 km dalla città.
In un luogo che oggi (o che forse dovrei definire ieri per quello che sta accadendo in questa terra) sembra quasi un miraggio, una distesa di maestose rovine che prendono vita nel deserto, ma che durante l’Impero Romano davano vita ad una delle metropoli commerciali più importanti di questa area del mondo: Palmira. Tappa obbligatoria delle rotte che collegavano l’Oriente all’Occidente (l’Impero Romano), Palmira fu un’importante città della Siria, posta in un’oasi vicina all’Eufrate.
Ognuno di noi si è imbattuto in resti monumentali romani. Noi italiani siamo circondati da “romanità” ma, credetemi, per quanto si possa aver visto, si rimane sorpresi dall’innumerevole presenza di templi e colonne presenti in questo spazio enorme.
A Palmira è possibile girare tranquillamente e autonomamente tra resti di ogni tipo, senza la folla di turisti che caratterizza invece altri siti archeologici di questo tipo (vedi ad esempio Petra, in Giordania, di cui vi ho già parlato).

Da vedere sicuramente il teatro romano, la via colonnata e l’arco posizionato proprio alla fine di questa strada e il santuario di Bel._MG_5543-001mod_MG_5518mod_MG_5535mod

Una Parigi diversa

Mi è capitato di visitare Parigi tante volte. E tante sono le volte in cui continuo ad innamorarmi di lei. Per me è una “grande dame”, un’elegante signora che ogni volta mi accoglie con la sua maestosità ed eleganza.
Parigi posso considerarla sicuramente una tra le mie capitali preferite (se non la capitale preferita).
Ma Parigi non è solo riferimento al passato ma anche relazione alla modernità.
La Défense, ad esempio, luogo non propriamente inserito tra i circuiti turistici, è un quartiere moderno di Parigi, uno dei più grandi centri direzionali d’Europa. Il distretto è stato inizialmente ideato come fulcro commerciale della città e, successivamente, è diventato il simbolo dell’architettura moderna.
Il punto più rappresentativo è sicuramente il “Grande Arche” (il grande arco). Questo quartiere è raggiungibile direttamente da Parigi con il trasporto urbano, metro e RER, fermata Défense) in una quindicina di minuti.

Consiglio: se capitate nel periodo natalizio, è interessante osservare lo strano contrasto tra la modernità della sua architettura e la tradizione delle bancarelle natalizie._MG_8300mod_MG_8324mod_MG_8312mod

Marocco: angoli nascosti

Questa immagine, da quando mi si è presentata davanti agli occhi, sapevo che avrebbe avuto per sempre un alone di mistero. Non avrei mai, e non lo farò, detto a nessuno il luogo dove l’ho scattata. L’emozione di vedere un angolo nascosto a molti sguardi è tale da meritare un rispetto silenzioso. Quello che a molti è chiaro è che sia una kasbah, ma è una kasbah ancora abitata da molte famiglie, per questo manterrò sempre un velo di segretezza e discrezione intorno a questo posto. Ma ho un piacere enorme nel condividere riflessioni ed emozioni con tutti voi. E, viceversa, mi piacerebbe sapere se anche a voi è capitato nella vita qualcosa di simile….Angoli nascosti, Maroccomod

In quel di Meknès

In che parte del Marocco ci eravamo lasciati? Avevamo visitato Fès (nel post L’antica Fès https://viaggioinprogress.wordpress.com/2012/11/17/lantica-fes/) ed eccoci ora arrivare a Meknès, una delle città imperiali del Marocco e Patrimonio dell’Unesco. Meknès è ad un’oretta di macchina da Fès ed è sicuramente più piccola, per questo visitabile anche in una giornata.
La città merita una visita per le lunghe mura che sembrano abbracciarla e per l’interessante patrimonio artistico nato grazie al sultano Moulay Ismail.
E’ strano ma Meknès presenta un’atmosfera diversa dalle popolate e vivaci Fès e Marrakech. Una strana malinconia che emerge dalle sue strade.IMG_0876mod

Diverse sono le cose da poter vedere a Meknès. Tra queste, merita sicuramente una visita la cinta muraria lunga chilometri, frutto del lavoro di un vero e proprio esercito di schiavi.
Il mausoleo di Moulay Ismail (uno dei pochi siti religiosi marocchini che i non musulmani possono visitare gratuitamente), ma anche il Bab Mansour, l’ingresso alla città e uno dei monumenti più interessanti, il souk (anche se decisamente meno stimolante delle altre città) e le stesse strade e piazze di Meknès.

Consiglio: ho visitato Fès prima di Meknès. Personalmente credo sarebbe meglio invertire l’ordine, altrimenti si rischia di rimanere un pochino delusi nonostante la seconda meriti una visita per il fascino del grande perimetro delle sue mura. Altra nota, tenete presente che la vita notturna a Meknes è inesistente, la sera la città si spopola.IMG_0841modIMG_0847mod

E finalmente Bangkok…

O la ami o la odi. O ne rimani incantato o non vedi l’ora di lasciarla. Sommersa dal suo traffico incessante e caotico, sovrappopolata e surriscaldata, oppressa da un perenne velo di smog… Bangkok è questo ma troppo altro ancora per non poter essere visitata almeno una volta nella vita._MG_8823mod
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Questa città è riuscita a stupirmi per il caos incessante di alcuni suoi quartieri, come ad esempio Chinatown, per la modernità dei suoi grattacieli contrapposta all’eleganza di suoi templi e palazzi, per i suoi enormi centri commerciali e per i labirinti dei suoi mercati tradizionali, ma anche per la navigabilità della sua vena principale, il fiume Chao Praya, e per la vita modesta che anima i suoi argini._MG_0131mod_MG_8920mod._MG_8893mod_MG_8980mod.

Petra: alla faccia dei Nabatei parte 4

Lasciandosi alle spalle il Tesoro, che avrà catturato una buona parte dello stupore e dell’attenzione, riparte il cammino. Davanti ci aspettano almeno altre 2-3 ore di cammino sostenuto!
Il sentiero inizia ad allargarsi e gli spazi ad ampliarsi. In questo scenario, di fronte all’immensità di Petra, ci si sente insignificanti e tremendamente piccoli.
Guardandosi attorno si ha la possibilità di notare le case e le maestose tombe reali scavate nella roccia, decine e decine, alcune delle quali da poter raggiungere tranquillamente. Ed ancora, se per caso decidete di salire in alto per capire il percorso che vi aspetta, lo sguardo sarà catturato dalla strada colonnata e dal Tempio Grande_MG_3026-001mod_MG_3053mod
Ma, una volta superato tutto questo, una volta che la stanchezza (legata anche al periodo climatico in cui visitate Petra) inizia piano piano a farsi sentire, eccoli lì… 500, 600, 700, 800 scalini che vi aspettano per accompagnarvi attraverso il sentiero che conduce al Monastero, un monumento simile al Tesoro ma ancora più grande. Vale la pena affrontare quei circa 40/45 minuti di fatica, credetemi. E’ indimenticabile l’emozione che si prova, quasi un premio dopo una faticosa prova. Come è indimenticabile anche la batteria scarica della macchina fotografica!!

La Siria che ho amato part 1

Provo un po’ di malinconia nel parlarvi di questo Paese che ho amato dal momento in cui abbiamo varcato la frontiera in macchina, dal Libano. Provo tristezza, delusione e rabbia perché siamo spettatori inermi di una strage quotidiana che imperversa in questa terra. Provo vergogna. Provo amarezza perché molte atrocità neppure arrivano qui in occidente. Provo timore di non poterla più rivedere nel suo splendore, nella sua accoglienza, nella sua semplice ed ingenua maestosità. Mi ero promessa che nel 2011 sarei tornata in questa terra, la Siria, perché 5 giorni sono stati troppo pochi per viverla come deve essere vissuta. Cosi non è stato e, forse, non sarà per diverso tempo. Ma voglio poterla ricordare e farvela vedere con lo sguardo incantato che le avevo riservato. Voglio presentarla a chi non ha mai avuto la possibilità (o forse neanche l’interesse) di visitarla. Da oggi, inizia su questo blog un piccolo viaggio in Siria!
Damasco è considerata la città più antica al mondo. E questa sua importante storia ed eredità la si percepisce in ogni piazza, in ogni strada, in ogni monumento. La città vecchia è abbracciata da mura romane che circondano alcuni gioielli che vale (valeva) davvero la pena visitare come il Souq al-Hamidiyeh, caotico e allegro, e la moschea degli Omayyadi, che si trova proprio di fronte all’uscita del bazar.
La cosa che più mi ha colpita di questa città è stata la tranquillità che si respirava, la gentilezza dei damasceni, la fierezza e la convivenza pacifica di religioni diverse.

Nel prossimo post un altro tesoro siriano: l’antica città di Palmira…
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Ma l’attualità non va mai dimenticata… per questo vi segnalo un servizio fotografico uscito su Il Post “Com’è fatto un campo profughi siriano”   http://www.ilpost.it/2012/12/12/come-fatto-un-campo-profughi-siriano/syrische-fluechtlinge-15/ 

Edith Piaf – Sous le ciel de Paris

Ed un pezzo della “chanteuse” non poteva mancare… perché quando cammini per le strade di Parigi tutto ti sembra possibile: l’arte, l’amore, l’armonia.
E’ incredibile l’effetto che questa città può esercitare su di me. Saranno almeno sei/sette le volte che sono stata a Parigi, ed ogni volta provo  la stessa ansia di partire, lo stesso stupore della prima volta. La perenne sensazione di volerla divorare.
E sotto il cielo di Parigi, una voce inquieta, grintosa e nello stesso tempo dolce…. _MG_7234mod

Marocco: un Paese sotto pelle 2

Nella medina di Fes ci si ritrova catapultati in un passato mai vissuto. Una realtà che sa di antico, quasi di primitivo. Basta entrare in uno dei negozi del souk che vendono babouches, borse, cuscini, tutto rigorosamente in pelle ovviamente, nell’area di Showara e, dopo aver ricevuto delle foglie di menta, ci si ritrova accompagnati fino alle loro terrazze, ad osservare dall’alto le diverse fasi della lavorazione e della coloritura delle pelli. Un lavoro in cui la tradizione non ha mai smesso di essere tramandata e dove tutto avviene manualmente.
Come già anticipato nel primo post, quello che caratterizza ogni momento della visita ad una conceria marocchina, come ad esempio a quelle di Fez, è un ciuffetto di menta sotto al naso perché l’odore è davvero forte e nauseante (in particolare in alcuni momenti della giornata, quando il lavoro è più intenso).IMG_0813modIMG_0802mod

L’originalità della lavorazione delle pelli sembra non essere cambiata come forse, purtroppo, anche le condizioni igieniche di chi le lavoraIMG_0798modIMG_0801mod