La Spianata delle Moschee

Vi capita mai, durante un qualsiasi viaggio, in un qualsiasi dove, di sentirvi disorientati
di fronte alla bellezza? Di sentirvi quasi persi di fronte ad un qualcosa che si presenta troppo raro ed imponente per poter essere “catturato” con due soli occhi?A me è capitato già alcune volte.
L’ultima proprio nella Spianata delle Moschee, a Gerusalemme. Uno dei luoghi più venerati e forse contesi al mondo.
Dopo aver girato la città, in tutti i suoi differenti angoli, arrivi al Muro del Pianto. Lo osservi attentamente, lo “respiri” per la sua unicità.
Alla sua base, lungo tutto il Muro Occidentale, gli ebrei sono impegnati nella preghiera. Uno spazio riservato agli uomini ed uno spazio riservato alle donne. Alzando lo sguardo, oltre il Muro, intravedi invece una cupola dorata. E’ la Cupola della Roccia che si erge maestosa all’interno del Monte del Tempio, la cosiddetta Spianata delle Moschee, non più casa degli ebrei ma casa dei musulmani.
Qui, tra gli spazi della moschea Al-Aqsa e quelli della Cupola della Roccia, è rimasta una parte di me.

Consiglio. Il venerdì e il sabato la Spianata è chiusa ai non musulmani. Per poterla visitare basta recarsi fino al Muro del Pianto. Al centro, un pontile di legno sale fino a farsi quasi strada nel Muro. E’ l’ingresso per i non musulmani. La fila è sempre interminabile. A tutte le ore. Io però ero lì alle 7.30 (orario di apertura) e sono entrata dopo soli 15 minuti. A quell’ora la luce è indimenticabile.

Muro Occidentale dal pontile di ingresso alla Spianata

Muro Occidentale dal pontile di ingresso alla Spianata

La Cupola della Roccia nel Monte del Tempio

La Cupola della Roccia nel Monte del Tempio

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La kasbah Ait Ben Haddou

Ore 16:00. Dopo diverse ore di macchina da Merzouga (vedi Marocco: l’Erg Chebbi) ecco finalmente Ait Ben Haddou. Non è semplice descrivere il panorama che, in quel momento, mi si è presentato davanti agli occhi.
Una città fortificata che sembra essere di sabbia, quasi pronta a svanire con un’improvvisa secchiata d’acqua.
Posizionata tra Ouarzazate e Marrakech, Ait Ben Haddou si affaccia su un vasto deserto roccioso dalle tonalità del rosso, del rosa e dell’arancio. Il materiale che in realtà la rende così affascinante non è sabbia ma pisè, un impasto di argilla e paglia cotto al sole. Questo gioiello di architettura, location perfetta di diversi film importanti, come Gesù di Nazareth e Il Gladiatore, mi è entrato dritto nel cuore.
E’ un angolo di mondo troppo speciale per non poter essere visitato.IMG_1363modIMG_1367mod

Valencia tra arte e scienza

Quando un architetto, o un qualunque altro artista, decide di dedicare la propria professionalità e fantasia alla propria città ne esce fuori un risultato esplosivo.
E’ questo quello che ho pensato quando ho visitato, diversi anni fa, Valencia (anche se casi come questi sono tanti).
A dire il vero, Valencia non la reputo tra le mie città spagnole preferite ma devo ammettere che quando sono arrivata in quest’area della città sono rimasta affascinata dall’innovazione e dalla creatività dell’architettura che caratterizza il complesso realizzato dell’architetto Calatrava.
La Città delle Arti e delle Scienze si snoda lungo le rive del Turia.
In un’esplosione di bianco e di azzurro ( merito anche dei riflessi delle fontane) qui troviamo il museo delle scienze, l’Emisfero, il palazzo dell’arte, l’Humbracule e il parco oceanografico.
Qualsiasi appassionato di fotografia (ma non solo) rimarrebbe ore a fotografare queste strutture dalle linee diverse, a volte quasi a sembrare incastrate ma nello stesso tempo ordinate.

L’Hemisferic IMG_1425mod copia

Museo delle Scienze IMG_1453 - Copia

Stoccolma, un corpo underground

Una città forse un po’ timida nell’animo e non troppo spesso (erroneamente) considerata da noi italiani: è così che vedo Stoccolma.
Quando poi scopri un servizio fotografico come quello di Alexander Dragunov, dedicato alla rete metropolitana di Stoccolma, rimani catturato e incuriosito.
Le foto, per me un tantino post-prodotte ma perfette quando si parla di un’ambientazione e connotazione così “underground”, ci raccontano le viscere della città, quasi a sembrare un corpo umano.
Una scenografia che sembra essere un’opera d’arte pronta a svegliarsi in qualsiasi momento.

Di seguito sia il sito di Alexander Dragunov, dove è possibile sfogliare tutte le immagini in ottima risoluzione, sia l’articolo dell’Huffington Post dedicato proprio al viaggio del “metrò dell’arte”.
http://www.adragunov.com/
http://www.huffingtonpost.it/2013/01/31/stoccolma-viaggio-nel-metro_n_2588442.html

Foto di Alexander Dragunov

Foto di Alexander Dragunov

Le cattedrali di Dubai

Sono lì, maestose, che ti guardano dall’alto. Sanno che le stai ammirando. Sanno quello che stai pensando, sanno di avere davanti qualcuno che si sta chiedendo come siano riusciti a realizzare qualcosa di così moderno nel bel mezzo di un deserto. Sono lì e ti scrutano, te “straniero” trascinato lì dalla curiosità e dal senso di benessere che questa città trasmette. Sanno che le renderai presto immortali con una fotografia…

Cari amici, a voi una finestra su queste moderne cattedrali. E’ uno scorcio catturato dalla Marina di Dubai.IMG_0177modIMG_0221mod

Sulla vetta del Burj Khalifa

Se siete stati a Dubai senza salire all’ultimo piano del Burj Khalifa, l’edificio di acciaio e vetro più alto al mondo (828 metri), sono due le possibili cose da fare: o quella di ritornare immediatamente a Dubai o quella di mentire spudoratamente facendo finta di esserci stati.
Ovviamente la mia è una voluta provocazione, ma quando può ricapitare di salire al 128° piano di un grattacielo, alla velocità di pochi secondi ogni 10 piani e ritrovarsi con un panorama fatto di deserto, oceano, autostrade e grattacieli colossali?
Personalmente, nonostante la visita a Dubai richieda non più di 3 giorni, credo sia un’esperienza nuova e diversa.

Consiglio: cercate di prenotare dall’Italia la salita al 128° piano, sul sito web del Burj Khalifa. Avrete la possibilità di scegliere comodamente il giorno e l’orario che desiderate (una salita ogni mezzora) e soprattutto di risparmiare molto sul ticket.IMG_0289modIMG_0263

Un’insolita Dubai

Vi è mai capitato di arrivare in un posto di notte?
E vi è mai capitato in queste occasioni di pensare “questa volta è l’ultima!”?.
Nel mio caso, ricordo alcune situazioni in cui avrei desiderato arrivare di giorno, come a Cuba e in Giordania. Entrambe le volte ho provato una sorta di senso di smarrimento.
A Cuba era notte fonda e, usciti dall’aeroporto con il taxi, ricordo il buio totale… tutto chiuso, illuminazione inesistente (forse era saltata la luce) e la gente stava lì, in mezzo alla strada, ad aspettare gli autobus al buio. Idem in Giordania, nel tratto da Amman al Mar Morto, nonostante l’autostrada sia illuminatissima, ricordo il deserto dei tartari e un senso di insicurezza derivante dalla non conoscenza del posto.
E poiché non c’è due senza tre, è toccato arrivare al buio anche a Dubai, anche se la sensazione è drasticamente diversa. Appena metti piede in questa città sei assalito da un piacevole senso di sicurezza.

Perché annoiarvi con questa storia?
Perché credetemi, dopo essere arrivati di notte, non avendo minimamente cognizione di cosa ti stia circondando e di dove tu sia arrivato, è una sensazione indescrivibile, quasi di gioia infantile, scoprire la mattina dopo che quello che hai attorno e che ti aspetta va ben oltre quello che cercavi…
E se la mattina, aprendo le tende della tua camera al 36° piano di un hotel a Dubai, ti ritrovi questo paesaggio, la prima cosa a cui pensi è “Ho forse dormito sulle nuvole?”IMG_0074mod

Amata Siria, amata Damasco

Nizar Qabbani, siriano, considerato uno dei più grandi poeti arabi, scriveva della mia adorata Damasco: “Non so scrivere su Damasco senza che si intrecci il gelsomino sulle mie dita. Non so pronunciare il suo nome senza che sulla mia bocca si addensi il nettare dell’albicocca, del melograno, della mora e del cotogno. Non so ricordarla senza che si posino su un muretto della memoria mille colombe… e mille colombe volano.”
Io non riesco a non sentire la mancanza di questa terra e il desiderio di rivederla presto.
Questa è la Moschea degli Omayyadi durante il Ramadan nel 2011, non semplicemente un luogo di culto di Damasco, ma una delle più affascinanti moschee al mondo._MG_5326mod

Colori brasiliani

Questa volta arriviamo fino in Brasile, in particolare a Rio de Janeiro.
Grazie infatti al progetto “Favela painting” di due artisti olandesi, le favelas di Rio stanno conoscendo un nuovo colore e, speriamo, una nuova vita.
Mi auguro infatti che questa trasformazione non si limiti solo ad una “tintura” di queste difficili realtà ma sia solo l’inizio di una percorso ancor più attento e importante.

Date uno sguardo… http://www.ilpost.it/2010/05/20/favela-painting/ santa-marta-panorama

La Siria che ho amato part 3

Il colore del deserto che si riflette sull’antichità, su una città morta. Morta nella storia, ma non nel fascino che continua ad esercitare su tutti quelli che hanno avuto la possibilità di vederla. Un patrimonio che compare improvvisamente dal nulla, dopo poco più di due ore circa da Damasco, manifestandosi nella sua imponenza e maestosità (vedi post precedente).
Solo l’idea che l’Eufrate si trovi a qualche centinaio di chilometri mi fa venire la pelle d’oca.
Una città che è stata il fulcro delle attività commerciali tra Oriente e Occidente, distrutta prima da un incendio e poi da un terremoto, e che oggi conserva strade colonnate, archi, tombe a torre, anfiteatri.

Dopo aver visitato le principali rovine di Palmira (vedi La Siria che ho amato part 2), riprendendo la macchina per pochissimi km (il sole era troppo forte per farlo a piedi e la temperatura di quasi 47°) si arriva alla necropoli di Palmira.
Un paesaggio affascinante con tombe ipogee, scavate nella terra o a torre. Per me la più suggestiva è stata sicuramente quella di Elahbel che presenta bellissimi bassorilievi.

Cara Siria, spero un giorno di poterti rivedere nel tuo splendore, quello splendore che ora lascia spazio solo a vergognose atrocità._MG_5517mod_MG_5509mod_MG_5512mod

La Siria che ho amato part 2

E dopo avervi accompagnato per le strade di Damasco, nel primo post La Siria che ho amato part 1, ci spostiamo a circa 200 km dalla città.
In un luogo che oggi (o che forse dovrei definire ieri per quello che sta accadendo in questa terra) sembra quasi un miraggio, una distesa di maestose rovine che prendono vita nel deserto, ma che durante l’Impero Romano davano vita ad una delle metropoli commerciali più importanti di questa area del mondo: Palmira. Tappa obbligatoria delle rotte che collegavano l’Oriente all’Occidente (l’Impero Romano), Palmira fu un’importante città della Siria, posta in un’oasi vicina all’Eufrate.
Ognuno di noi si è imbattuto in resti monumentali romani. Noi italiani siamo circondati da “romanità” ma, credetemi, per quanto si possa aver visto, si rimane sorpresi dall’innumerevole presenza di templi e colonne presenti in questo spazio enorme.
A Palmira è possibile girare tranquillamente e autonomamente tra resti di ogni tipo, senza la folla di turisti che caratterizza invece altri siti archeologici di questo tipo (vedi ad esempio Petra, in Giordania, di cui vi ho già parlato).

Da vedere sicuramente il teatro romano, la via colonnata e l’arco posizionato proprio alla fine di questa strada e il santuario di Bel._MG_5543-001mod_MG_5518mod_MG_5535mod

Una Parigi diversa

Mi è capitato di visitare Parigi tante volte. E tante sono le volte in cui continuo ad innamorarmi di lei. Per me è una “grande dame”, un’elegante signora che ogni volta mi accoglie con la sua maestosità ed eleganza.
Parigi posso considerarla sicuramente una tra le mie capitali preferite (se non la capitale preferita).
Ma Parigi non è solo riferimento al passato ma anche relazione alla modernità.
La Défense, ad esempio, luogo non propriamente inserito tra i circuiti turistici, è un quartiere moderno di Parigi, uno dei più grandi centri direzionali d’Europa. Il distretto è stato inizialmente ideato come fulcro commerciale della città e, successivamente, è diventato il simbolo dell’architettura moderna.
Il punto più rappresentativo è sicuramente il “Grande Arche” (il grande arco). Questo quartiere è raggiungibile direttamente da Parigi con il trasporto urbano, metro e RER, fermata Défense) in una quindicina di minuti.

Consiglio: se capitate nel periodo natalizio, è interessante osservare lo strano contrasto tra la modernità della sua architettura e la tradizione delle bancarelle natalizie._MG_8300mod_MG_8324mod_MG_8312mod

Marocco: angoli nascosti

Questa immagine, da quando mi si è presentata davanti agli occhi, sapevo che avrebbe avuto per sempre un alone di mistero. Non avrei mai, e non lo farò, detto a nessuno il luogo dove l’ho scattata. L’emozione di vedere un angolo nascosto a molti sguardi è tale da meritare un rispetto silenzioso. Quello che a molti è chiaro è che sia una kasbah, ma è una kasbah ancora abitata da molte famiglie, per questo manterrò sempre un velo di segretezza e discrezione intorno a questo posto. Ma ho un piacere enorme nel condividere riflessioni ed emozioni con tutti voi. E, viceversa, mi piacerebbe sapere se anche a voi è capitato nella vita qualcosa di simile….Angoli nascosti, Maroccomod

In quel di Meknès

In che parte del Marocco ci eravamo lasciati? Avevamo visitato Fès (nel post L’antica Fès https://viaggioinprogress.wordpress.com/2012/11/17/lantica-fes/) ed eccoci ora arrivare a Meknès, una delle città imperiali del Marocco e Patrimonio dell’Unesco. Meknès è ad un’oretta di macchina da Fès ed è sicuramente più piccola, per questo visitabile anche in una giornata.
La città merita una visita per le lunghe mura che sembrano abbracciarla e per l’interessante patrimonio artistico nato grazie al sultano Moulay Ismail.
E’ strano ma Meknès presenta un’atmosfera diversa dalle popolate e vivaci Fès e Marrakech. Una strana malinconia che emerge dalle sue strade.IMG_0876mod

Diverse sono le cose da poter vedere a Meknès. Tra queste, merita sicuramente una visita la cinta muraria lunga chilometri, frutto del lavoro di un vero e proprio esercito di schiavi.
Il mausoleo di Moulay Ismail (uno dei pochi siti religiosi marocchini che i non musulmani possono visitare gratuitamente), ma anche il Bab Mansour, l’ingresso alla città e uno dei monumenti più interessanti, il souk (anche se decisamente meno stimolante delle altre città) e le stesse strade e piazze di Meknès.

Consiglio: ho visitato Fès prima di Meknès. Personalmente credo sarebbe meglio invertire l’ordine, altrimenti si rischia di rimanere un pochino delusi nonostante la seconda meriti una visita per il fascino del grande perimetro delle sue mura. Altra nota, tenete presente che la vita notturna a Meknes è inesistente, la sera la città si spopola.IMG_0841modIMG_0847mod

Göreme: senza limiti di tempo

Göreme è una cittadina ammaliante e svegliarsi la mattina in uno dei suoi tanti hotel “rupestri”, facendo colazione nelle terrazze affacciate sui “camini delle fate”, è una sensazione che va ben oltre la serenità e l’incanto.
Trascorrere alcuni giorni a Göreme significa perdere quasi la cognizione del tempo e, forse, anche dello spazio.
Consiglio: girate le principali attrazioni della Cappadocia in auto, facendo base proprio a Göreme. Ci sono molti hotel scavati nella roccia che garantiscono un’accoglienza e una gentilezza impeccabili e un ottimo rapporto qualità-prezzo. Se desiderate, potete noleggiare un auto da Antalya per arrivare a Göreme, ma bisogna considerare circa 7 ore di viaggio…che saranno anche interessanti ma non sono proprio pochissime, considerando anche un paesaggio che, poco dopo Antalya, diventa un po’ monotono!

Il parco nazionale di Göreme, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.Immagine

E finalmente Bangkok…

O la ami o la odi. O ne rimani incantato o non vedi l’ora di lasciarla. Sommersa dal suo traffico incessante e caotico, sovrappopolata e surriscaldata, oppressa da un perenne velo di smog… Bangkok è questo ma troppo altro ancora per non poter essere visitata almeno una volta nella vita._MG_8823mod
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Questa città è riuscita a stupirmi per il caos incessante di alcuni suoi quartieri, come ad esempio Chinatown, per la modernità dei suoi grattacieli contrapposta all’eleganza di suoi templi e palazzi, per i suoi enormi centri commerciali e per i labirinti dei suoi mercati tradizionali, ma anche per la navigabilità della sua vena principale, il fiume Chao Praya, e per la vita modesta che anima i suoi argini._MG_0131mod_MG_8920mod._MG_8893mod_MG_8980mod.

Petra: alla faccia dei Nabatei parte 4

Lasciandosi alle spalle il Tesoro, che avrà catturato una buona parte dello stupore e dell’attenzione, riparte il cammino. Davanti ci aspettano almeno altre 2-3 ore di cammino sostenuto!
Il sentiero inizia ad allargarsi e gli spazi ad ampliarsi. In questo scenario, di fronte all’immensità di Petra, ci si sente insignificanti e tremendamente piccoli.
Guardandosi attorno si ha la possibilità di notare le case e le maestose tombe reali scavate nella roccia, decine e decine, alcune delle quali da poter raggiungere tranquillamente. Ed ancora, se per caso decidete di salire in alto per capire il percorso che vi aspetta, lo sguardo sarà catturato dalla strada colonnata e dal Tempio Grande_MG_3026-001mod_MG_3053mod
Ma, una volta superato tutto questo, una volta che la stanchezza (legata anche al periodo climatico in cui visitate Petra) inizia piano piano a farsi sentire, eccoli lì… 500, 600, 700, 800 scalini che vi aspettano per accompagnarvi attraverso il sentiero che conduce al Monastero, un monumento simile al Tesoro ma ancora più grande. Vale la pena affrontare quei circa 40/45 minuti di fatica, credetemi. E’ indimenticabile l’emozione che si prova, quasi un premio dopo una faticosa prova. Come è indimenticabile anche la batteria scarica della macchina fotografica!!

La Siria che ho amato part 1

Provo un po’ di malinconia nel parlarvi di questo Paese che ho amato dal momento in cui abbiamo varcato la frontiera in macchina, dal Libano. Provo tristezza, delusione e rabbia perché siamo spettatori inermi di una strage quotidiana che imperversa in questa terra. Provo vergogna. Provo amarezza perché molte atrocità neppure arrivano qui in occidente. Provo timore di non poterla più rivedere nel suo splendore, nella sua accoglienza, nella sua semplice ed ingenua maestosità. Mi ero promessa che nel 2011 sarei tornata in questa terra, la Siria, perché 5 giorni sono stati troppo pochi per viverla come deve essere vissuta. Cosi non è stato e, forse, non sarà per diverso tempo. Ma voglio poterla ricordare e farvela vedere con lo sguardo incantato che le avevo riservato. Voglio presentarla a chi non ha mai avuto la possibilità (o forse neanche l’interesse) di visitarla. Da oggi, inizia su questo blog un piccolo viaggio in Siria!
Damasco è considerata la città più antica al mondo. E questa sua importante storia ed eredità la si percepisce in ogni piazza, in ogni strada, in ogni monumento. La città vecchia è abbracciata da mura romane che circondano alcuni gioielli che vale (valeva) davvero la pena visitare come il Souq al-Hamidiyeh, caotico e allegro, e la moschea degli Omayyadi, che si trova proprio di fronte all’uscita del bazar.
La cosa che più mi ha colpita di questa città è stata la tranquillità che si respirava, la gentilezza dei damasceni, la fierezza e la convivenza pacifica di religioni diverse.

Nel prossimo post un altro tesoro siriano: l’antica città di Palmira…
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Ma l’attualità non va mai dimenticata… per questo vi segnalo un servizio fotografico uscito su Il Post “Com’è fatto un campo profughi siriano”   http://www.ilpost.it/2012/12/12/come-fatto-un-campo-profughi-siriano/syrische-fluechtlinge-15/