Il suono del silenzio

Io e il deserto.
Come ci si può sentire infinitamente piccoli e insignificanti di fronte alla maestosità…
Qualsiasi viaggio ti porta a confrontarti con la parte più nascosta di te stesso; quella dell’adattamento, dello stupore, della conoscenza, del timore, dei pregiudizi. Il deserto, in particolare, ti fa scoprire la tua “pochezza”, la tua essenzialità di fronte al mondo e alla sua diversità e, soprattutto, vastità. Sei lì… e sei rapito.

L’infinito vince sul pensiero.IMG_1159mod

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2 thoughts on “Il suono del silenzio

  1. Io nel deserto ci sono stato. Cioè era un quasi deserto, una specie di confine tra savana e dune di sabbia a sud del sahara : qualche albero dall’aspetto disperato e cespugli spinosi. Mio padre scavava pozzi di petrolio e la famiglia gli era corsa dietro per qualche anno. Vivevamo in città assurde dove eravamo talvolta amati e tal’altra disprezzati dai locali. Nelle città africane gli stranieri formano sempre una comunità, ci si conosce tutti e si vivono insieme feste e compleanni. Invitarono mio padre ad una battuta di caccia che sarebbe durata una settimana, e poichè c’era anche il figlio di un tizio americano mio padre portò anche me. Chi sà ? Forse per farmi crescere ! Avevo 11 anni. Così andammo, non sò quanti grossi fuoristrada carichi di tutto il necessario per essere totalmente autonomi. Ricordo la prima notte : insonnia, ululati lontani, freddo terribile e grosse zanzare e il mattino iniziò la caccia. Questi però cacciavano in modo strano : cioè, si infilavano a tutta birra in un branco di antilopi o gazzelle o quel genere di animali, non sò, e girando e rigirando con l’auto ne isolavano una o due che poi inseguivano. Solo che l’inseguimento durava un bel pò e molto spesso l’animale era proprio vicino l’auto, quasi a fianco e si vedevano gli occhi terrorizzati dai quali sgorgavano fiotti di lacrime. Una cosa allucinante , assurda, e soltanto quando l’animale stremato ruzzolava gli sparavano senza scendere dall’auto. Quando tornammo all’accampamento piantai un casino storico: piangevo, gridavo, prendevo botte, buttavo tutto per aria, presi a calci la nostra tenda, buttavo il cibo per terra. Insomma, gli rovinai la festa. Ricordo che l’ebbi vinta perchè accompagnati da altre tre auto ce ne tornammo a casa. Capirai che non è un ricordo romanti o esotico e tantomeno piacevole.

    • Ciao gialloesse, no non è un ricordo piacevole. Dai dettagli con cui l’hai raccontata poi è come se quel momento lo avessi fatto vivere anche a me. E ho provato ansia e tristezza… gli occhi terrorizzati dell’animale è come se li avessi visti. Sono quasi riuscita a vedere ed immaginare la situazione. Anni luce lontana dal momento che ho vissuto io, dove ero sola, piccola, distante da tutto e dove ero rapita da una natura che rispettavo e che in quel momento mi rispettava nella sua immensità. Grazie per il tuo prezioso racconto

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