La Siria che ho amato part 3

Il colore del deserto che si riflette sull’antichità, su una città morta. Morta nella storia, ma non nel fascino che continua ad esercitare su tutti quelli che hanno avuto la possibilità di vederla. Un patrimonio che compare improvvisamente dal nulla, dopo poco più di due ore circa da Damasco, manifestandosi nella sua imponenza e maestosità (vedi post precedente).
Solo l’idea che l’Eufrate si trovi a qualche centinaio di chilometri mi fa venire la pelle d’oca.
Una città che è stata il fulcro delle attività commerciali tra Oriente e Occidente, distrutta prima da un incendio e poi da un terremoto, e che oggi conserva strade colonnate, archi, tombe a torre, anfiteatri.

Dopo aver visitato le principali rovine di Palmira (vedi La Siria che ho amato part 2), riprendendo la macchina per pochissimi km (il sole era troppo forte per farlo a piedi e la temperatura di quasi 47°) si arriva alla necropoli di Palmira.
Un paesaggio affascinante con tombe ipogee, scavate nella terra o a torre. Per me la più suggestiva è stata sicuramente quella di Elahbel che presenta bellissimi bassorilievi.

Cara Siria, spero un giorno di poterti rivedere nel tuo splendore, quello splendore che ora lascia spazio solo a vergognose atrocità._MG_5517mod_MG_5509mod_MG_5512mod

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